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Il quadrante sud dell’Agro romano. Secondo tema – Radon, urbanistica e rischio di cancro ai polmoni

di Rodolfo Tisi


2000px-Radioactive.svgParlare del gas RADON, in termini di urbanistica e di ambiente, significa principalmente affrontare il rischio connesso allo sviluppo di tumore al polmone causato dall’inalazione di aria inquinata da tale gas accumulatosi all’interno di edifici (civili abitazioni,  scuole, ospedali, uffici, etc.). L’aver concesso licenze edilizie senza fare i conti con tale aspetto ambientale e il perpetrarsi di tale situazione ha significato per molte persone andare inconsapevolmente incontro all’abbraccio silenzioso della morte causata dall’inalazione per anni nella propria abitazione di un gas inodore e incolore quindi non rilevabile da alcun senso comune ma estremamente dannoso alla genetica del corpo umano. Si stima che l’inalazione di gas RADON  sia la causa di morte per oltre 20.000 persone nella sola Unione europea ogni anno ed oltre 3.000 in Italia. E’ necessario semplificare gli argomenti, seppur complessi, legati al fenomeno della radioattività del gas naturale RADON per dare la possibilità di comprendere tale aspetto ambientale, sensibilizzare l’opinione pubblica e pretendere adeguate norme sia emergenziali, per far fronte al contesto edilizio attuale, sia di pianificazione territoriale per vivere in armonia con l’ambiente naturale. Questo è un caso concreto di “sviluppo sostenibile”: garantire alle attuali generazioni di vivere in ambienti sani ed in armonia con l’ambiente naturale per non limitarne le capacità di sviluppo. Questo articolo fa parte di una serie dedicata all’analisi urbanistico-ambientale del quadrante di ROMA-SUD finalizzata alla diffusione di una conoscenza critica del territorio romano; esso costituisce il secondo articolo della serie.

Link all’articolo: RADON

Il quadrante Sud dell’Agro romano. Uno sguardo d’insieme Primo tema – Gli Ambiti di Trasformazione Ordinaria (ATO)

di Sergio Caldaretti

Gli ATO nel quadrante SUD (Mun. VIII e IX) - Elaborazione La Capitale dei conflitti - La base della figura è tratta da Google Maps

Gli ATO nel quadrante SUD (Mun. VIII e IX) – Elaborazione La Capitale dei conflitti – La base della figura è tratta da Google Maps

Sul nostro Blog abbiamo di recente pubblicato un articolo relativo al progetto di “Cintura (quasi) verde” nel quadrante Sud dell’Agro Romano. Suo obiettivo fondante è definire una strategia d’intervento in grado di fermare il consumo di suolo e valorizzare le risorse ambientali e produttive. La conoscenza critica dell’area è un passo fondamentale per avviare il percorso. E’ nostra intenzione dare un contributo in questo senso con una serie di articoli volti a proporre una esplorazione d’insieme dei più importanti elementi che caratterizzano il territorio. Ogni articolo affronterà uno specifico tema d’interesse.

In questo caso ci si sofferma sugli “Ambiti di Trasformazione ordinaria – ATO”, uno dei tanti tipi di intervento sanciti dal nuovo PRG che contribuiscono alla “colata di cemento” nell’Agro romano.

Nel primo Paragrafo si descrivono i caratteri localizzativi degli ATO nell’area in esame; nel secondo si forniscono alcune indicazioni normative relative agli ATO, tratte dalle Norme Tecniche di Attuazione del PRG adottato (2003) e approvato (2008).

Invitiamo i nostri lettori a fornire ogni indicazione utile a correggere eventuali errori e a inserire ulteriori elementi non considerati.

Link all’articolo: Il quadrante Sud dell’Agro romano. Uno sguardo d’insieme Primo tema _ gli ATO

Ma quale Borgo! L’intervento a Paglian Casale (ex ATO I64)

di Sergio Caldaretti

Paglian Casale

Lo sviluppo del progetto su Paglian Casale è complesso e articolato, soprattutto in relazione alla questione dei vincoli paesaggistici e ambientali. Su questo cruciale aspetto si è concentrata l’attenzione dei soggetti che contrastavano la realizzazione dell’intervento, ma anche di quelli che ritenevano di aver subito danni per la apposizione di norme restrittive. Questa situazione ha determinato l’affastellarsi di azioni e reazioni, anche da parte degli Enti “competenti” in materia, di cui è difficile cogliere una logica stringente e univoca.

Nonostante questa convulsa dinamica, il consueto iter di approvazione del progetto è andato avanti fino ad oggi; si è così giunti, nel febbraio 2013, all’approvazione dell’Accordo di Programma, subito dopo la “assemblea partecipativa” di cui ancora una volta sfugge l’utilità, visto che il coinvolgimento pubblico avviene sempre a “giochi fatti”. A questo atto dovrebbe ora far seguito la sottoscrizione della Convenzione urbanistica. Tuttavia continua a manifestarsi una forte opposizione sociale all’intervento, ma più in generale al complesso di realizzazioni, legate anche al meccanismo di compensazione, che gravano su questo martoriato àmbito dell’Agro Romano; l’immagine qui sopra, tratta da Google Maps, ne testimonia la notevole integrità e, per contro, l’adiacenza dell’area interessata all’insediamento presente nel comune di Pomezia.

Per non appesantire la narrazione, ho rimandato a due allegati alcuni approfondimenti su altrettante questioni di rilievo. Così, il primo paragrafo descrive l’area di intervento e i principali contenuti del progetto; il secondo propone una sintesi del percorso seguito finora; l’Appendice 1 approfondisce i contenuti della Delibera 299/2005 che ha approvato il progetto e avviato la procedura; l’Appendice 2 affronta la complessa e intricata questione dei vincoli paesaggistici e ambientali.

link all’articolo: ARTICOLO PAGLIAN CASALE

Novità sul Fosso delle Tre Fontane: si procede al ripristino ambientale

di Sergio Caldaretti

pubblicato il 5 novembre 2014 su http://www.lacapitaledeiconflitti.net  

La lunga vicenda del Fosso delle Tre Fontane e dell’intervento “I60” vede una importante novità. Prendo l’informazione da un recentissimo articolo di Fabio Grilli, come sempre puntuale e ben informato [1], dove si legge che “il cantiere dell’I-60 sarà aperto ai tecnici del municipio che procederanno a ripristinare il Fosso delle Tre Fontane, illecitamente interrato. Dopo il sequestro, la Procura ha dato il via libera alle operazioni.”

Dunque la “dialettica” che ha visto contrapporsi associazioni, cittadini e Municipio con Regione e Comune sembra muoversi verso un epilogo di grande rilievo: il ripristino dello stato dei luoghi precedente all’intervento del Consorzio. Ciò probabilmente aprirà la strada a ulteriori azioni, tra cui la rielaborazione del progetto conseguente a questo intervento.

Il Coordinamento Stop I60 ha inviato i cittadini ad un incontro che si terrà giovedì 6 novembre alle ore 10,30 davanti al cantiere, al Parco delle Rane, in via Virgilio Maroso (traversa di Viale Ballarin).

[1] Fabio Grilli, Fosso delle Tre Fontane: dissequestrato il cantiere, inizia il ripristino dei luoghi, pubblicato su Roma Today il 5 novembre 2014. Link: http://garbatella.romatoday.it/ardeatino/fosso-delle-tre-fontane-la-procura-autorizza-il-ripristino-dei-luoghi.html

Per approfondimenti sulla vicenda del Fosso delle Tre Fontane e sull’I60, si rimanda agli articoli pubblicati sul nostro blog (nel motore di ricerca, seleziona “Fosso delle Tre Fontane” e “I60”)

Aboliamo il “Piano Casa”. E sosteniamo una vera riforma

di Sergio Caldaretti

In questi giorni la vicenda del cosiddetto “Piano Casa” è tornata d’attualità, a seguito della proposta di Delibera elaborata dalla Giunta Zingaretti, che introdurrebbe un ulteriore tassello normativo alla già complessa e controversa produzione degli ultimi anni. In queste note tento di dimostrare come questa proposta non sia “emendabile” ma vada avversata “in toto” e propongo, a conclusione, una diversa linea d’azione a più ampio respiro.

Link all’articolo: Aboliamo il Piano Casa

Smacchiamo il leopardo. Per un progetto di “Cintura (quasi) verde” nel quadrante Sud-Ovest

di Sergio Caldaretti e Rodolfo Tisi

cInta1L’Agro romano è da molto tempo oggetto di una continua aggressione, che ne mortifica sempre più le sue risorse ambientali e produttive. Il PRG, anche attraverso l’uso pervasivo di varianti, contribuisce a questo decadimento. Prevale così, nelle dinamiche di assetto del territorio, una visione sostanzialmente “edilizio-centrica”, che determina un abnorme consumo di suolo. Occorre andare oltre le pur lodevoli azioni di contrasto sui singoli nuovi insediamenti progettati o in corso di realizzazione. E’ indispensabile una nuova “visione” dell’Agro come Bene comune. E’ necessario produrre un Progetto di sviluppo basato sull’aumento del benessere degli abitanti, sulla tutela e valorizzazione dell’ambiente, delle risorse storico-culturali e paesaggistiche, sullo sviluppo delle attività agroalimentari.

La realizzazione di un progetto di questo tipo presuppone un grande impegno di risorse umane ed economiche. Tuttavia riteniamo possibile avviare un’attività che sia in grado di stimolare l’attenzione delle forze sociali su questa istanza e creare le condizioni adatte al suo sviluppo nel tempo. La realizzazione della “Cintura (quasi) verde” va così considerato un obiettivo dinamico, che può avviarsi con piccoli passi per svilupparsi sempre di più fino a raggiungere lo status che merita di elemento vitale per la città.

Nei successivi capitoli proponiamo alcune ipotesi di lavoro; per questo, abbiamo preso spunto dalla situazione dei territori dell’VIII e IX Municipio, ma è evidente che questo progetto potrebbe estendersi fino a riguardare una fascia estesa sull’intero territorio del comune di Roma.

Nel primo paragrafo viene delineato un profilo sommario dell’attuale situazione del territorio, da cui deriva la necessità di una diversa visione culturale e strategica. Nel secondo paragrafo si indicano i princìpi e le finalità generali del progetto. Nel terzo paragrafo si propone un primo quadro degli obiettivi e della azioni che lo devono sostenere e sostanziare.

Link all’articolo: SMACCHIAMO IL LEOPARDO def

Mercanti in Fiera: le carte in tavola. E una proposta per cambiare gioco

di Sergio Caldaretti

MERCANTE-IN-FIERA

Il 1 agosto il Consiglio Municipale ha approvato la proposta di delibera comunale relativa alla ex Fiera di Roma. Ho tentato, in un recente articolo, di commentare i contenuti di questo documento[1]. A valle del “via libera” del Municipio, credo sia utile ora ripercorrere la vicenda evidenziando due elementi nodali: il “fluttuare” nel tempo delle cifre relative alle cubature da realizzare e alle funzioni da insediare (Cap. 1); il ruolo e le posizioni che nel tempo sono state assunte dai soggetti istituzionali, economici e sociali (Cap. 2).

L’obiettivo è sottolineare le contraddizioni che hanno caratterizzato questa evoluzione; ma anche porre una domanda “basilare”: perché nessuno ha mai tentato una linea alternativa alla demolizione e ricostruzione, limitandosi a proporre correttivi all’entità e destinazione delle enormi cubature previste? Questa scelta di fondo è veramente ineluttabile o è pesantemente condizionata dalla urgenza di fare cassa? Insomma, da ogni parte si sostiene la necessità di intervenire sull’esistente, di utilizzare al massimo il patrimonio consolidato, di evitare cemento e consumo di suolo. Ma poi, inesorabilmente, ogni soluzione sembra andare in un verso contrario, e non solo per l’ex Fiera di Roma.

Forse è possibile una soluzione alternativa: riutilizzare l’esistente e individuare funzioni adeguate al “senso” storico che il complesso dell’ex Fiera custodisce; a questa ipotesi si riferiscono le note conclusive (Cap. 3).

[1] Sergio Caldaretti, Mercanti in Fiera: un’altra partita, pubblicato sul blog La Capitale dei conflitti il 22 luglio 2014.

Link all’articolo: Mercanti in Fiera_le carte in tavola

Prati che scompaiono. Il progetto “ATO R66 – Prato Smeraldo”

di Sergio Caldaretti

PROGETTO-PRATO-SMERALDO-webLa vicenda dell’intervento nell’area denominata dal nuovo PRG “ATO R66 – Prato Smeraldo” è del tutto analoga a quelle relative ad altri interventi nel quadrante Sud-Ovest (VIII e IX Municipio), in quella porzione di territorio che abbiamo ribattezzato “cuneo grigio cemento”. Anche in questo caso le cubature previste derivano sia dalla compensazione di Tor Marancia, sia da diritti edificatori già acquisiti nell’ambito di Prato Smeraldo. La complessa procedura burocratica ha raggiunto uno stadio avanzato, come per la maggior parte dei progetti in questo contesto territoriale. Così, una porzione sempre maggiore dell’Agro Romano è destinata a scomparire coperta da cemento e asfalto, nonostante le numerose dichiarazioni sulla sua “unicità” e le norme di tutela approvate a livello centrale e regionale.

link all’articolo: PRATI CHE SCOMPAIONO R66 new

Mercanti in Fiera: un’altra partita

di Sergio Caldaretti

FIERA1Dal 2007, anno della dismissione della Fiera sulla via Cristoforo Colombo, i “proprietari” del complesso e il Comune (che è anche uno di loro), hanno fatto di tutto per realizzare cubature per circa 300.000 mc, senza riuscirci anche per l’opposizione di associazione e comitati. Ci ha provato Veltroni, ma è tramontata rapidamente, insieme al Sindaco, la visione della Città del bambini che doveva affiancare la robusta cubatura, lasciando i bambini senza città. Le varie strade percorse da Alemanno (Linee Guida, Variante, utilizzo del Piano Casa) si sono interrotte senza portare da nessuna parte.

Ora anche la Giunta Marino ci prova. Si avvia così una nuova partita dei Mercanti in Fiera, che si apre con una “originale” proposta di Variante, basata naturalmente sullo stesso obiettivo di buttar giù tutto e di costruire in prevalenza residenze.

Link all’articolo: ARTICOLO_MERCANTI IN FIERA UN ALTRA PARTITA

Dossier “Compensazioni” (Quarta e ultima Parte) – Per una nuova politica urbanistica

La Capitale dei conflitti

Queste note concludono il Dossier “Compensazioni”. Pur partendo da questo tema, l’obiettivo dell’articolo (in realtà un “saggio breve”) è di più ampio respiro: proporre il nostro punto di vista su alcuni caratteri critici della politica urbanistica a livello sia centrale che locale e sulle linee da seguire per una sua diversa impostazione e pratica.

Nel primo capitolo tentiamo di porre le questioni che riteniamo cruciali e che da tempo animano la dialettica politica e sociale: dalla “teoria” dei diritti acquisiti al tema del consumo di suolo, dai problemi di vivibilità dei contesti urbani alla complicata vicenda che riguarda il paesaggio, l’ambiente e le risorse culturali, per toccare poi altre questioni come la debolezza normativa, l’opacità delle procedure, la carenza informativa e di partecipazione.

Nel secondo capitolo indichiamo alcune linee d’azione che dovrebbero essere portate avanti, sia a livello centrale che nel contesto romano. Nodo cruciale è, a nostro avviso, la realizzazione di una profonda riforma urbanistica, che affronti in modo definitivo gli annosi problemi della separazione tra diritto di proprietà e diritto di edificazione e realizzi una incisiva normativa sul consumo di suolo. A livello locale, poniamo l’esigenza di una “moratoria” sul consumo di suolo fino a quando non sia ridefinita quella cornice normativa, o quanto meno fino a che non sia decisamente riformulato l’attuale PRG. Qui, obiettivo cruciale è la definizione di una visione strategica dello sviluppo insediativo che dia finalmente un “senso” ai singoli interventi che verranno stabiliti. Ulteriore nodo cruciale è una completa revisione dei metodi e delle procedure di partecipazione, con l’obiettivo di realizzare concreti e fattivi processi di autodeterminazione delle decisioni da parte della cittadinanza.

Nel terzo capitolo si pongono in estrema sintesi altre questioni di rilievo utili a definire il quadro complessivo di riferimento per una nuova politica urbanistica: il diritto alla casa, il riutilizzo a fini sociali del patrimonio pubblico disponibile, la riconversione del settore delle costruzioni e la questione delle compatibilità economiche.

Link all’articolo: Dossier compensazioni_quarta parte_Per una nuova politica urbanistica

Vuoti a rendere. Verso il paradigma del “suolo bene comune”

di Sergio Caldaretti

Nei discorsi sulla città e sulle sue prospettive l’espressione “vuoto urbano” è da molto tempo ampiamente utilizzata. Come spesso accade quando un termine si consolida nel lessico corrente, si dà per acquisito uno specifico significato senza entrare più di tanto nel merito. Ma se invece si indaga più a fondo, si scopre che questa locuzione affonda le sue radici in una visione del suolo nettamente orientata dai paradigmi del mercato: perduta ormai la originaria complessità semantica, il suolo viene sempre più diffusamente considerato come un mero oggetto di contrattazione mercantile, basata sui paradigmi della rendita e della speculazione immobiliare.

In queste note, già pubblicate il 16 febbraio 2011 sul sito “Eddyburg”, si tenta una prima esplorazione di questo tema, che porta a proporre alcune ipotesi di lavoro volte a modificare drasticamente il punto di vista dominante, assumendo a riferimento il paradigma del “suolo bene comune”.

Link all’articolo: ARTICOLO_Vuoti a rendere

Elogio della panchina. Un piano di riqualificazione dei marciapiedi

di Rodolfo Tisi

Panchina1Spesso parlando del futuro ed immaginando un mondo migliore si dimentica il presente dando per scontato cose che, purtroppo, non lo sono più. Tra queste vi è il “pedone”, il primo utilizzatore della città del presente, ma anche di quella futura, e con esso la sua strada cittadina per eccellenza: il marciapiede. Quando però tale dimenticanza è una consuetudine di chi amministra, allora la cosa è più grave. Tra gli argomenti oggi “di moda” c’è la “mobilità alternativa” e la realizzazione di strutture a servizio di tale “visione” del futuro, che inevitabilmente trascura il presente. Il marciapiede è una struttura di indiscussa utilità che è utilizzata dalla maggioranza delle persone, per non dire tutte, inclusi gli utilizzatori di carrozzine, e che dovrebbe avere la priorità rispetto a tutte le altre previste oggi. Il pedone è costretto a marciare senza potersi riposare su una panchina collocata nel giusto modo ed inoltre su un piano di calpestio spesso irregolare, sporco ed in qualche caso occupato da attività commerciali ambulanti. E’ quanto mai necessario oggi un investimento sul marciapiede, per trasformarlo da “mulattiera” campagnola a percorso pedonale cittadino, arredato con delle panchine giustamente dislocate, anche in funzione delle distanze da percorrere e dei luoghi di ombreggiatura. Ridando alla panchina un ruolo centrale nella socialità del quartiere da semplice e sterile elemento di arredo.

(Immagine: Un senza tetto su una panchina romana, tratta da:

http://www.ilmessaggero.it/home_roma/citta/roma_i_senza_fissa_dimora_sono_6_mila_licenziamenti_e_divorzi_allarme_povert/notizie/168475.shtml )

Link all’articolo: ARTICOLO_Elogio della panchina

Interrata come il Fosso delle Tre Fontane? Non c’è traccia della DGR sui corsi d’acqua “irrilevanti ai fini paesaggistici” approvata il 23 aprile

di Sergio Caldaretti

Delibera1Continua la saga del Fosso delle Tre Fontane. Il 23 aprile 2014 è stata diffusa dalla stampa locale la notizia dell’approvazione della Delibera di Giunta Regionale che ha come incipit “Individuazione dei corsi d’acqua irrilevanti ai fini paesaggistici…”. La Delibera aveva sollevato un acceso dibattito, a causa dell’annullamento del vincolo paesaggistico nel tratto del Fosso delle Tre Fontane che interessa l’intervento urbanistico I60.

Ma ad oggi, negli elenchi pubblicati sul sito della Regione e nei Bollettini Ufficiali non vi è traccia della Delibera. Sembra così una Delibera “fantasma”: tutti ne parlano ma nessuno, in realtà, l’ha mai vista! Con le brevi note che seguono tentiamo di fornire le indicazioni utili a verificare questa particolare circostanza. Saremo lieti di essere smentiti, o comunque di avere spiegazioni che possano chiarire la vicenda.

Link all’articolo: ARTICOLO_Interrata come il Fosso

Agro addio. L’intervento “ATO I7 – Cecchignola Ovest”

di Sergio Caldaretti

clip_image002L’intervento nell’ATO I7 “Cecchignola Ovest” comprende sia cubature già concesse ai proprietari dell’area, sia cubature derivanti da un “residuo” della compensazione Tor Marancia ancora non attribuito dai precedenti dispositivi normativi. L’ambito si colloca nel versante Sud-ovest della Capitale, in quella parte di Agro romano che abbiamo definito “Cuneo grigio cemento” perché sede di numerose altre realizzazioni (attuate, in corso o previste), in parte derivanti da analoghe procedure di compensazione. Nel loro insieme, tali interventi definiscono un puzzle insediativo di grande rilievo in termini quantitativi. Ciò avviene senza una strategia d’insieme, se non per alcune connessioni viarie tra un ambito e l’altro e di allaccio alla rete primaria esistente. Questo progetto non ha sollevato, come nel caso dell’I60, sensibili azioni di protesta da parte della società civile e delle sue organizzazioni territoriali. Si è giunti così ad una fase avanzata della procedura, con l’avvio della realizzazione delle Opere di urbanizzazione. Eppure queste realizzazioni sono destinate a incidere in modo indelebile su un contesto territoriale di grande valore paesaggistico, storico, culturale, identitario. Così fra qualche anno, come accade dopo ogni “disastro ambientale”, dovremo ascoltare i soliti piagnistei di una classe politica e amministrativa che recrimina sull’inclemenza delle forze della natura e magari si spinge a dichiarare le vere origini del problema (consumo di suolo, incuria del territorio, abusivismo, rilassatezza morale e via lamentando); ma in realtà non ha fatto assolutamente nulla in termini di prevenzione, di strategie progettuali, di ridefinizione normativa. Stando così le cose, spetta alla “società istituente” compiere ogni sforzo utile a innescare finalmente, dopo tanti decenni, una inversione di rotta che ponga l’interesse pubblico al centro di una diversa visione della città e dei suoi abitanti, scrollandosi di dosso la sudditanza al potere del “blocco edilizio”, come Valentino Parlato definiva nel lontano 1972 il complesso di soggetti che già allora era in grado di orientare drasticamente lo sviluppo della città.

Link all’articolo: ARTICOLO_ATO I7_Agro addio

Tutela sì, tutela no. Il Fosso delle Tre Fontane

di Sergio Caldaretti e Rodolfo Tisi

Fosso delle Tre Fontane - PTPR Tav. B24 - Rappresentazione non in scala - Elaborazione La Capitale dei conflitti

Fosso delle Tre Fontane – PTPR Tav. B24 – Rappresentazione non in scala – Elaborazione La Capitale dei conflitti

Può sembrare strano e si rimane sorpresi dal fatto che a Roma ed in pieno centro abitato possano essere ancora presenti angoli di “oasi” naturali: eppure è così. Il Fosso delle Tre Fontane è una di queste preesistenze del paesaggio agrario naturale romano che, nella sua parte iniziale di monte, ancora conserva un ecosistema interessante sia per la fauna che per la flora. Lo sviluppo urbano dell’EUR e dei quartieri limitrofi lungo il corso del Fosso, in particolare tra la via Laurentina e la via del Mare, ha portato negli anni alla intubazione di tale tratto, e successivamente, proprio per tale motivazione, anche al suo declassamento e conseguente esclusione dal vincolo. La parte iniziale del fosso è ancora vincolata, ma il coinvolgimento di tale area nella costruzione del quartiere noto come “I60”, e l’avvenuto sequestro del cantiere in questa sezione per sospette irregolarità, ha posto nuovamente il vincolo al centro del dibattito politico. Nelle more dell’approvazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), l’art. 7 della Legge Regionale 24/98 e s.m.i. prevede che, con una Delibera di Giunta, un corso d’acqua possa essere escluso dall’elenco dei beni sottoposti a tutela ex D.Lgs. n° 42/04 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”; la norma è confermata dall’art. 142 del Codice stesso.

Link all’articolo: ARTICOLO_Fosso delle Tre Fontane

Cava senza Pace. L’intervento sul “toponimo 11.03”

di Sergio Caldaretti e Rodolfo Tisi

Elaborazione "La Capitale dei conflitti" - Rappresentazione non in scala Tratto da Il Grandissimo cuneo grigio cemento - http://wp.me/p2prUx-ek

Elaborazione “La Capitale dei conflitti” – Rappresentazione non in scala
Tratto da Il Grandissimo cuneo grigio cemento – http://wp.me/p2prUx-ek

Cava Pace è un intervento di recupero di edilizia ex abusiva n° 11.03 regolamentato dall’art. 55 delle Norme tecniche di Attuazione al PRG vigente e dal piano esecutivo redatto in confor-mità alla L.R. n° 36/87. Il piano rientra in un più ampio progetto intrapreso dal Comune di Roma Capitale negli anni ’70 di recupero dei “nuclei di edilizia ex abusiva da recuperare”, denominati anche “Toponimi”, e a volte interessanti interi quartieri, con l’obiettivo di ricon-durli a livelli di vivibilità conformi agli attuali standard urbanistici approvati nel PRG. Nel me-se di febbraio 2014 la Giunta Capitolina ha avviato la procedura di adozione del Piano, al qua-le il Municipio VIII ha dato parere favorevole nonostante una forte contrarietà sia dei gruppi consiliari di opposizione che di cittadini residenti (alcuni riuniti in un Comitato) che denuncia-no scorrettezze nella procedura di presentazione del progetto oltre che l’assenza di valutazione di impatto ambientale, anche considerando la vicinanza al Parco Regionale dell’Appia Antica.

Link all’articolo: ARTICOLO_Cava senza Pace

Dossier “Compensazioni” (Terza Parte) – Un caso esemplare: l’I-60 (Cap. 3, 4 e 5 – fine)

di Sergio Caldaretti

Con i Capitoli 3, 4 e 5 che qui pubblichiamo si conclude la Terza Parte del Dossier “Compensazioni”, relativa al caso dell’ATO I-60. Si commentano le diverse fasi dell’iter burocratico volto alla definizione, approvazione e realizzazione del “Programma di Trasformazione Urbanistica Grottaperfetta”, cui si affiancano con continuità le azioni di contrasto all’intervento messe in atto da comitati, associazioni e cittadini. Fino al recente  e provvisorio esito dei sequestri effettuati sia nell’area di Grottaperfetta che nell’ambito del Parco di Tor Marancia.

Link all’articolo: Dossier Compensazioni-parte3 CAP 3 4 5

Dossier “Compensazioni” (Terza parte) – Un caso esemplare: l’I-60 (Capitoli 1 e 2)

di Sergio Caldaretti,  04 febbraio 2014

La Terza Parte del Dossier “Compensazioni” propone una ricostruzione della lunga e complessa vicenda del progetto I-60. Nei primi due Capitoli che qui pubblichiamo si affronta la fase che porta dalle previsioni edificatorie sull’area di Tor Marancia definite dal Prg del 1965 alla loro definitiva cancellazione formale ma anche al loro recupero sostanziale attraverso il meccanismo della compensazione (2004). Questo percorso tocca diversi passaggi normativi, posti in essere ai diversi “livelli di competenza”. Al livello locale, con la Variante di Salvaguardia, la seconda Variante nota come “Piano delle certezze”, il nuovo Prg e altri dispositivi che affrontano la attestazione e applicazione del “principio” dei diritti acquisiti e delle procedure di compensazione, con particolare riferimento al caso in esame. A livello regionale, con l’approvazione della legge sulle aree protette e l’ampliamento dei confini del Parco dell’Appia Antica (1997), che tocca anche il comprensorio di Tor Marancia. A livello centrale, con l’adozione da parte del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali delle misure di tutela del comprensorio di Tor Marancia, richieste dalla Soprintendenza di Roma (1998).

Accanto a questo intenso e per molti versi controverso processo normativo si sviluppano, da parte di associazioni, comitati, studiosi e singoli cittadini, numerose azioni di contrasto all’intervento edilizio sull’area di Tor Marancia e poi all’attestazione del “principio” dei diritti acquisiti. Tali proteste avranno esito positivo sul primo dei due eventi contrastati: il comprensorio di Tor Marancia viene infatti destinato a Parco; ma falliranno del tutto il secondo obiettivo, che l’amministrazione capitolina realizzerà con una pervicacia degna di miglior causa.

I successivi Capitoli della Terza Parte del Dossier “Compensazioni” verranno pubblicati a seguire sul blog La Capitale dei conflitti.

Link all’articolo: Dossier Compensazioni-terza parte_ CAP 1 e 2

Dossier “Compensazioni” (Seconda Parte) – IL GRANDISSIMO CUNEO GRIGIO CEMENTO. IL MIRAGGIO DEL “CONSUMO DI SUOLO ZERO” NEL QUADRANTE SUD-OVEST DI ROMA

di Rodolfo Tisi, 24 gennaio 2014

La seconda parte del Dossier “Compensazioni” propone un quadro d’insieme degli interventi che derivano dall’applicazione della “compensazione” nel quadrante SUD-OVEST di Roma e la loro ricaduta sul paesaggio.

Il paesaggio costituito dall’Agro romano non è un concetto artistico astratto bensì una parte essenziale dell’identità culturale di un popolo che insediatosi su un terreno ha deciso di impiantarci la propria attività economica e culturale, definendone le interrelazioni con l’ambente naturale. La componente paesaggistica di un territorio è così importante per la società insediata che la sua tutela è posta tra i principi fondamentali della costituzione italiana, che tra l’altro può vantare di essere stata la capostipite a livello mondiale di tale principio. Le battaglie condotte da uomini come Luigi Petroselli e Antonio Cederna ci hanno consegnato indenne dalle scellerate devastazioni speculative del dopoguerra, avvenute a causa di politici ed imprenditori avidi di facili guadagni, l’area archeologica dell’Appia Antica e della campagna circostante, oggi finalmente divenuta Parco Regionale. Ma una insidia più che concreta oggi si sta materializzando nel quadrante sud-ovest di Roma, nei territori dei Municipi VIII e IX: lungo il confine occidentale del parco dell’Appia Antica un enorme area di Agro romano è pronta per essere irrimediabilmente cementificata e asfaltata. Milioni di metri cubi di edifici, strade, centri commerciali, parcheggi sono pronti al cancelletto di partenza per distruggere un altro pezzo di campagna romana. E’ questione politica dei nostri giorni il tema del “consumo di suolo zero”, ma appare sempre più evidente che la stratificazione normativa ed i poteri in gioco non consentiranno tanto facilmente la realizzazione di tale obiettivo. La grande forza giuridica dell’applicazione del principio della compensazione edilizia e degli accordi di programma nei confronti della poca incisività delle Assemblee partecipative sono solo una parte del problema. La separazione delle competenze sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici, affidate dalla Costituzione allo Stato (sia pure “in concorrenza” con le Regioni), da quelle relative alla pianificazione urbanistica, attribuite agli enti locali, è il nocciolo del problema, che solo una globale seria e profonda riforma urbanistica potrà risolvere gettando le basi per una pianificazione territoriale e paesistica che ponga il diritto pubblico ed il “bene comune” al di sopra del diritto privato di proprietà.

Link all’articolo: Dossier Compensazioni-parte 2 IL CUNEO GRIGIO CEMENTO

Il sequestro nel Parco di Tor Marancia. Epilogo provvisorio di una storia senza fine

di Sergio Caldaretti, 1 dicembre 2013

20131201-SEQUESTRO-PARCO-2- webLa vicenda del Parco di Tor Marancia, lunga e complessa, prende avvio all’inizio degli anni ’90 ed è strettamente legata a quella del Progetto I-60, che interessa un’area limitrofa al Parco (l’inizio dei lavori di “attrezzaggio“ del parco è condizione per il rilascio dei titoli abilitativi riferiti agli edifici privati delle singole Convenzioni). L’I-60 infatti è uno dei molti interventi edilizi (per 400.000 mc) scaturiti dalla “compensazione” conseguente al vincolo di tutela e inedificabilità introdotto sull’area di Tor Marancia, anche grazie alle pressioni e alle proteste portate avanti da cittadini e associazioni. Non entriamo qui nel merito dell’iter amministrativo che ha caratterizzato questo ennesimo “caso di scuola” relativo alle esperienze di governo cittadino negli ultimi vent’anni; ce ne stiamo occupando nell’ambito del “Dossier Compensazioni”, di cui abbiamo pubblicato la prima delle quattro parti che lo compongono (link all’articolo http://wp.me/p2prUx-dL). Ci limitiamo agli eventi più recenti, che si collegano al sequestro avvenuto il 23 novembre di quest’anno con la denuncia di cinque persone per lottizzazione abusiva, danni ambientali e violazione delle norme di vincolo.

Link all’articolo: IL SEQUESTRO NEL PARCO TOR MARANCIA

Dossier “Compensazioni” (Prima Parte) – IL PRIMATO DEL PRIVATO. DIRITTI EDIFICATORI E COMPENSAZIONI A ROMA

di Sergio Caldaretti, 26 novembre 2013 

Queste note costituiscono la Prima Parte del “Dossier Compensazioni”; le altre tre Parti verranno pubblicate sul nostro blog nelle prossime settimane.

Nel primo capitolo si affronta la questione generale dei “diritti edificatori”, con particolare riferimento alla tesi che presuppone la loro permanenza anche dopo che uno strumento urbanistico è intervenuto a ridurre o annullare l’entità di edificazione che le norme precedenti consentivano. Su questo presunto “principio” si è svolto negli ultimi due decenni un serrato dibattito, legato anche al tema più generale della speculazione immobiliare ed al fenomeno del consumo di suolo. Numerosi sono stati gli interventi in sede giuridica, anche in riferimento al dettato costituzionale (Tar, Corte Costituzionale, Consiglio di Stato).

Nel secondo e terzo Capitolo si espongono in sintesi le modalità di applicazione di questo “principio” nella politica urbanistica romana e negli strumenti di pianificazione, a partire dalla Giunta Rutelli fino alla recente consigliatura guidata da Ignazio Marino. Ci si sofferma in particolare sui suoi esiti operativi legati alle procedure di “compensazione”, che consistono nel collocare in altri contesti urbani le preesistenti potenzialità edificatorie quando un terreno sia stato reso non edificabile dalle norme vigenti.

Link all’articolo: Dossier Compensazioni-prima parte IL PRIMATO DEL PRIVATO

Vanno, vengono, a volte si fermano… La lunga e tortuosa vicenda del Nuovo Centro Congressi all’EUR

Sergio Caldaretti, 23 ottobre 2013

Come per le nuNuvolavole di Fabrizio de André, anche a quella di Fuksas è capitato di fermarsi, molte volte e a lungo. La vicenda del Nuovo Centro Congressi all’Eur, iniziata nel 1998, è ancora oggi lontana da un esito finale. Anche qui, come in tanti altri casi a Roma, i più disparati fattori ed eventi si intrecciano a formare un groviglio difficilmente intellegibile anche allo sguardo più attento e smaliziato. A iniziare dalla contorta partita di giro che si gioca tra Roma Capitale e EUR SpA, entrambe strutture “pubbliche” in termini di soggetti, ma che in nome del “mantra” della privatizzazione si trovano a rapportarsi come due corpi estranei, con obiettivi diversi e a volte confliggenti. E i percorsi seguiti si muovono in un sistema di procedure decisionali autocratiche e oscure, anche a causa delle imposizioni burocratiche e del complesso susseguirsi di norme, regolamenti, direttive comunitarie e quant’altro. Altro che trasparenza e partecipazione democratica! Nell’articolo vengono commentati i principali passaggi dell’intera vicenda, a partire dal concorso internazionale per la progettazione preliminare, bandito nel 1998 e vinto da Massimiliano Fuksas, fino all’attuale situazione di incertezza sulla conclusione dei lavori, dovuta alla carenza dei fondi disponibili.

Link all’articolo:  Sergio Caldaretti_ARTICOLO NUOVO CENTRO CONGRESSI

NOVITA’ SUI DUE CANTIERI SOTTO OSSERVAZIONE – Sotto sequestro il Cantiere su Lungotevere San Paolo. Il Municipio risponde all’interrogazione del M5S sull’I-60

di Sergio Caldaretti e Rodolfo Tisi, 20  settembre 2013

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Negli ultimi giorni abbiamo puntato l’attenzione su due cantieri che, per motivi diversi, destavano preoccupazione: il “misterioso” cantiere su Lungotevere San Paolo e quello aperto di recente sull’area interessata al noto Progetto I-60 (vedi luogo nel Blog http://wp.me/p2prUx-6x ). Il Movimento 5 Stelle ha presentato al Municipio VIII due interrogazioni relative a queste vicende. I comitati di cittadini ancora attendono la data della prima udienza del loro ricorso al TAR.

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DUE CANTIERI SOTTO OSSERVAZIONE

di Sergio Caldaretti e Rodolfo Tisi, 04 settembre 2013

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Tra una strada dell’antica Roma Imperiale e una nuova tangenziale ad alto scorrimento sembra prendere il via il cantiere del progetto edilizio “ATO I-60”. La lunga vicenda relativa a questo intervento, avviata con la compensazione relativa a Tormarancia e che ha generato un ampio movimento di contrasto da parte dei cittadini, si tinge di giallo con l’avvio delle operazioni di movimento terra di cui non è chiara la legittimità. Intanto il cantiere in riva al Tevere vicino alla Basilica di San Paolo, segnalato dal nostro blog La Capitale dei conflitti, continua a restare avvolto nel mistero mentre si attendono i chiarimenti richiesti al Municipio. Leggi tutto…

IL PROGETTO DELLA TANGENZIALE: tra il prolungamento di via kobler e l’ “ex asse attrezzato” i disoccupati sfrecciano verso il posto di lavoro che non c’e’

di Rodolfo Tisi, 07/07/2013

totaleIl progetto della Tangenziale “Ex. Asse attrezzato” (comprendente anche l’asse Laurentina – Tintoretto – Kobler)  rappresenta un esempio significativo del modello di mobilità che si è consolidato a Roma negli ultimi decenni. Un modello basato su presupposti ideologici assolutamente incongrui rispetto alle visioni ormai mature che guardano a un forte decremento dei veicoli circolanti e a un rapporto sinergico tra accessibilità, fruizione ambientale e vivibilità urbana.

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Consumo di suolo zero. E oltre

Princìpi, obiettivi e pratiche per una politica urbanistica di sinistra

di Sergio Caldaretti, 23 maggio 2013

FOTO I 60 da www.abitarearoma,it 2Fermare il consumo di suolo costituisce uno dei punti qualificanti delle elaborazioni programmatiche sui temi urbanistici che si stanno producendo nell’ambito della variegata quanto frazionata “sinistra” del nostro paese. Ma è necessario collocare questo obiettivo in una più ampia visione ideale e strategica di medio-lungo termine. Una visione che attesti l’incompatibilità con l’attuale modello dominante e avvii il consolidamento di una diversa visione della società e dell’economia, l’affermazione di paradigmi alternativi che trovano oggi un loro riferimento ideale nelle istanze legate al tema dei beni comuni. Il tema del consumo di suolo non può allora essere affrontato in modo isolato, a sé stante, con provvedimenti normativi “ad hoc”; occorre aggredire le questioni che sono da sempre alla base del fenomeno: la rendita fondiaria e la speculazione finanziaria/immobiliare.

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I mercanti in Fiera.

di Sergio Caldaretti, 02 maggio 2013

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Vista dell’ingresso su Via Cristoforo Colombo

Nel marzo 2012 la commissione Urbanistica del Comune ha dato il via libera alla Variante per l’intervento sul complesso dell’ex Fiera di Roma. Più di cinque anni sono passati dal gennaio 2007, in era Veltroni, quando la struttura di via C. Colombo ha cessato l’attività per l’apertura della nuova sede lungo l’autostrada Roma-Fiumicino, divenendo così una delle tante strutture “ex” che costellano la nostra città, brani di un grande patrimonio comune dal destino incerto o ormai segnato.

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Città dei giovani? Di quale generazione?

Uno dei progetti presentati per la Città dei Giovani

Uno dei progetti presentati per la Città dei Giovani (vista prospettica)

di Sergio Caldaretti, 2 maggio 2013

La Roma del futuro: la Città dei Giovani negli ex Magazzini Generali” (Paese Sera); “Ex Mercati Generali, parte il progetto di riqualificazione” (il Tempo); Città dei giovani, parte il maxiprogetto” (la Repubblica); “Ostiense, al via il progetto di Koolhaas” (l’Unità); “Al via la città dei giovani negli ex mercati generali” (la Repubblica); “Ostiense, ecco la nuova piazza dei Mercati Generali (la Repubblica). Finalmente si va avanti, direbbe con soddisfazione un qualunque cittadino che leggesse questi titoli. Il fatto è che il primo articolo è del luglio 2011, il secondo del marzo 2010, il terzo del maggio 2009, il quarto del febbraio 2007, il quinto dell’agosto 2005, il sesto dell’ottobre 2003.  Leggi tutto…

Spiazzati. La vicenda di Piazza dei Navigatori

Vista aerea dell'area

Vista aerea dell’area

di Sergio Caldaretti, 2 maggio 2013

Le complesse vicende urbanistiche dell’area di piazza dei Navigatori abbracciano un arco di tempo ormai ventennale. Vi si intrecciano compravendite di terreni, cambi di destinazioni d’uso, progetti continuamente modificati, percorsi normativi e amministrativi farraginosi e per molti versi oscuri, annunci mediatici e iniziative di contrasto della società civile. Un “puzzle” intricato, il cui esito oggi è sotto gli occhi di tutti: due enormi “mostri” di cemento fanno bella mostra di sé. Nient’altro.

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Come ti vendo Roma. La vicenda dei depositi Atac

Deposito Atac San Paolo Le inchieste di Repubblica – 29 OTTOBRE 2012

L’azienda del trasporto pubblico della capitale vuole far cassa liberandosi di edifici di archeologia industriale situati in zone centrali e semicentrali. Nasceranno nuovi palazzi in una città affamata di verde? Un inchiesta di Repubblica sui depositi Atac di Roma.

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Punto Verde Ristoro nel Parco Falcone e Borsellino

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Luoghi del conflitto

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I Punti Verde Ristoro (PVR), introdotti dal Comune nel 2008, hanno avuto una storia travagliata, il cui attuale, provvisorio esito sembra essere l’annullamento dei bandi indetti nel 2009 e 2011. Il PVR del Parco Falcone e Borsellino era incluso nel primo bando, per il quale la graduatoria è stata pubblicata nel 2011; il progetto redatto dal vincitore del bando è stato oggetto di forti critiche per alcune scelte ritenute incongrue.

Link all’articolo “Punto e a capo. La vicenda del Punto Verde Ristoro nel Parco Falcone e Borsellino”: http://wp.me/p2prUx-ls

(aggiornamento: 12 novembre 2014)

Punto e a capo. La vicenda del Punto Verde Ristoro nel Parco Falcone e Borsellino

di Sergio Caldaretti

PARCO-FALCONE-E-BORSELLINO da GoogleMaps

I Punti Verde Ristoro (PVR), introdotti dal Comune nel 2008, hanno avuto una storia travagliata, il cui attuale, provvisorio esito sembra essere l’annullamento dei bandi indetti nel 2009 e 2011.

Il PVR del Parco Falcone e Borsellino era incluso nel primo bando, per il quale la graduatoria è stata pubblicata nel 2011; il progetto redatto dal vincitore del bando è stato oggetto di forti critiche per alcune scelte ritenute incongrue.

link all’articolo: ARTICOLO PVR PARCO FALCONE BORSELLINO

ATO I64 Paglian Casale

B_rossaLuoghi del conflitto

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Paglian CasaleLo sviluppo del progetto su Paglian Casale è complesso e articolato, soprattutto in relazione alla questione dei vincoli paesaggistici e ambientali. Su questo cruciale aspetto si è concentrata l’attenzione dei soggetti che contrastavano la realizzazione dell’intervento, ma anche di quelli che ritenevano di aver subito danni per la apposizione di norme restrittive. Questa situazione ha determinato l’affastellarsi di azioni e reazioni, anche da parte degli Enti “competenti” in materia, di cui è difficile cogliere una logica stringente e univoca.

Nonostante questa convulsa dinamica, il consueto iter di approvazione del progetto è andato avanti fino ad oggi; si è così giunti, nel febbraio 2013, all’approvazione dell’Accordo di Programma, subito dopo la “assemblea partecipativa” di cui ancora una volta sfugge l’utilità, visto che il coinvolgimento pubblico avviene sempre a “giochi fatti”. A questo atto dovrebbe ora far seguito la sottoscrizione della Convenzione urbanistica. Tuttavia continua a manifestarsi una forte opposizione sociale all’intervento, ma più in generale al complesso di realizzazioni, legate anche al meccanismo di compensazione, che gravano su questo martoriato àmbito dell’Agro Romano; l’immagine qui sopra, tratta da Google Maps, ne testimonia la notevole integrità e, per contro, l’adiacenza dell’area interessata all’insediamento presente nel comune di Pomezia.

 Link all’articolo “Ma quale Borgo! L’intervento a Paglian Casale (ex ATO I64)”: http://wp.me/p2prUx-l0

(aggiornamento: 5 novembre 2014)